Piano B per "Qui non crescono i fiori"
13 marzo 2025
C’è un’isola dove il vento graffia e sbuffa a piacimento in giornate tutte uguali, tra silenzi ingombranti come presenze e segreti pesanti come massi. Un vento che non è mai sollievo o annuncio di cose buone, un vento sempre sbagliato: troppo caldo quando si aggiunge alla fatica e alla ripetibilità dei giorni già intollerabile, troppo freddo da doversi coprire dopo aver già preso freddo, prima di un temporale così impetuoso e devastante da interrompere i pensieri. In quest’isola al centro del Mediterraneo non c’è spazio per le cose che hanno respiro, non c’è spazio per le parole, per i sentimenti, per la vita stessa, forse. Neanche per i fiori. È il posto in cui i lettori di Piano B si sono ritrovati per condividere le proprie riflessioni dedicate a “Qui non crescono i fiori” di Luca Giordano, il libro protagonista dell’ultimo appuntamento del club, giovedì 13 marzo, alle 19.00, a Spazio Novecento. Sono state più di trenta le voci che hanno seminato le proprie parole all’interno del circolo di lettura: diventa davvero un giardino in cui insieme riusciamo a veder maturare i sentimenti di ognuno, ogni volta così limpidi e manifesti. Il rapporto tra lettura privata e momento della condivisione sono legati da qualcosa di magico che ogni lettore vede diventare concreto mentre espone il proprio punto di vista che si arricchisce di tutti gli altri spunti di riflessione e ne esce cambiato, ne esce accresciuto. E ciò che si porta con sé arrivando si trasforma, al termine dell’incontro. Diventa un piccolo tesoro in cui ci sono tutti gli altri. Non è stato un libro facile. Il romanzo ha conficcato i suoi denti affilati dalla scrittura per immagini del giovane autore classe ‘85 nella pelle dei lettori, lasciando tracce del proprio passaggio nell’esperienza privata e collettiva della nostra piccola e tenace comunità che legge. C’è tutta la ruggine dei luoghi e delle vite a sembrare un agguato costante alle più piccole manifestazioni di dialogo o di sentimento. C’è la sensazione del soffocamento reso dalla ricostruzione minuziosa delle dinamiche che legano i protagonisti della storia all’isola che è prigione e matrigna, promessa di bellezza mai mantenuta. Sono preziose e puntuali le cicatrici rintracciate dai lettori in ognuno dei personaggi. C’è l’incomunicabilità che riguarda ogni ambito della comunità isolana; mancano le figure istituzionali, dalla scuola ai servizi sociali, mancano le parole tra i componenti delle famiglie, tra padri e figli, tra mariti e mogli, tra quelli che si considerano amici. Le parole sono negate e l’idea stessa di doverne trovare per creare connessioni sembra sbagliata e scientificamente viene congelata, abortita. Il sentimento di speranza che pure è stato un argomento valorizzato e ricercato nelle precedenti letture selezionate dal Club è totalmente assente e non riuscirà a fiorire in nessuna vita narrata. “La lettura - ci dice Melina - è uno sostegno” e lo diventa anche quando le storie sono crudeli come lo è questa. C’è un discorso interessante che si apre tra la capacità o l’impossibilità di comunicare che qui riguarda questo universo tutto declinato al maschile, nella figura di un padre rude - è la descrizione su cui concordano i lettori -, un figlio maggiore intenzionalmente crudele nei confronti del fratello minore che sembra essere il solo a cercare di costruire un rapporto di amicizia, una interazione cercata e fortemente desiderata che proverà a stabilire con un randagio ferito. Il concetto di segreto che per l'autore stesso, con cui abbiamo avuto modo di confrontarci prima della discussione, attraversa l’isola, le storie, i dolori e l’immobilismo come il filo dell’antenna parabolica attraversa l’intera casa dei protagonisti: è in ogni posto e non è mai stesa per bene, non è mai chiarificatrice di situazioni e malumori. “La scrittura è in linea con una formula contemporanea in cui in maniera veloce si alternano senza punteggiatura dialoghi e narrazione". I lettori sottolineano questa minuzia descrittiva e questa capacità di rendere in modo puntuale le situazioni, come a creare immagini nitide, filmiche, nell’immaginazione del lettore. Il libro che all’inizio della discussione è stato descritto come semplice nella sua formulazione è in realtà sembrato denso nella sua capacità di richiedere al lettore stesso un impegno di comunicazione e di ricostruzione di situazioni e sviluppi dei personaggi. In poche righe vengono illustrate tragedie che non riguardano solo il piccolo microcosmo isolano ma che sono universali, dal chiaro riferimento alla dolorosa tragedia dei migranti che affrontano il mare in cerca di una vita migliore e che trovano spesso la morte, alla perdita dei genitori o di uno solo di essi, e di come questa perdita sia foriera di dolori taciuti che alimentano altri dolori, altre mancanze. Sono stati aspetti interessanti i tratteggi dei personaggi collaterali della storia, dalla vecchia signora che aspetta da anni un marito che non tornerà, al medico del locale ospedale, trapiantato a Lampedusa da Milano, unico personaggio che ancora sembra subire il fascino di questa Lampedusa di terra, vento e mare e che attesta la sua identità di non isolano con una parlantina considerata esasperante, una sciarpa che gli riconosce ancora l’autocura, mancante in ogni altro personaggio della storia e l’idea di progetto futuro, di domani, manifesto nel desiderio di ridare vita a un vecchio furgone affidato alle cure dell’officina meccanica del protagonista. La discussione diventa ogni volta più accurata, con la condivisione di aspetti che riguardano anche la pubblicazione del testo, la storia della casa editrice che lo ha pubblicato e le vicende editoriali legate al libro. L’edizione scelta dal club è infatti anche un nostalgico omaggio alla casa editrice ISBN e ai suoi rossi, i libri caratterizzati dal colore rosso acceso del bordo. Sebbene la casa editrice abbia infatti dichiarato fallimento nel 2015, molti dei suoi libri hanno trovato una nuova vita in nuove edizioni, anche grazie alla capacità dei lettori di continuare a scegliere e a leggere queste storie che altrimenti si perderebbero. Se il romanzo ha raccontato una storia che non immagina alcun fiorire, nell’idea stessa della sua lettura e della vitalità di questa storia, è fiorito qui, a casa nostra. Come per ogni serata di Piano B, Filemone e i lettori hanno sentito tutta la peculiarità di questo progetto che realmente insieme teniamo per mano, scegliendo le parole, cercando di non mancare mai agli incontri, offrendo il proprio contributo in termini di emozioni e riflessioni, certi che ogni intervento sarà unico e indispensabile. Un grazie speciale ai ragazzi dell’Associazione Ci Provo che hanno ospitato l’evento. I lettori hanno infine ritirato la copia de “Le imperfette” di Federica De Paolis, il libro che discuteranno in occasione del prossimo incontro. E all’orizzonte, per il mese di Giugno, hanno già profeticamente scelto il prossimo titolo: “Un’estate” di Claire Keegan. Leggete con Filemone. Il nostro Piano B è un piano perfetto.
Veronica Turiello
Le foto




