Piano B

Piano B è l’altra ala del volo che Filemone dedica alle parole. Se la scrittura è protagonista nella pubblicazione del nostro magazine “Il Bellese”, il nostro primo piano d’azione, qui è la lettura a costruire lo spazio di relazione con la nostra realtà. Piano B è il Club del Libro di Filemone, il posto dell’ascolto attivo, della parola che salva e restituisce, dell’anima che attraversa le pagine e si lascia cullare, appassionare, gelare, intimidire, reagire e palpitare. Piano B è una “passeggiata tra i boschi narrativi”.

Le nostre anime di notte

 Due anni di Piano B - 

 7 e 8 febbraio 2026

Ai sognatori, la notte

"“Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili ed irosi. Gentile lettore, anche questa è una domanda proprio da giovani, molto da giovani, ma che il Signore la ispiri più spesso all’anima!”

locand 14Le quattro notti bianche di Pietroburgo del sognatore di Dostoevskij sono il tappeto opalescente di stelle, sogni e sospiri ideali a rendere chiarissimo il potere delle notti nella vita degli esseri umani. Attraverso la notte hanno camminato con identica aria sognante, lettrici e lettori di Piano B, il nostro Club del Libro, che festeggia in questo febbraio di notti stellate e pungenti, il suo secondo compleanno. Con questo richiamo potente al brevissimo romanzo sentimentale dello scrittore russo si è aperta la discussione dedicata a “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, l’ultimo libro scelto dal club. Il romanzo di Haruf affida al tempo della notte il suo magnetismo spostandolo, rispetto a Le notti bianche di Dostoevskij, all’età della maturità, alla notte della vita. Stefania D’Amico, tra le ultime lettrici arrivate ad arricchire il circolo di lettura, disegna questo ponte letterario tra le due opere, mostrando tutta la bellezza che un progetto simile riesce a far brillare in un freddo pomeriggio d’inverno. Un arco poetico, mi viene da dire. Un arco perfetto. Il momento della discussione diventa un tempo indimenticabile per Filemone che si vede costretta, a due anni dall’avvio del progetto, a rivedere con meraviglia sempre nuova il proprio punto di felicità per la partecipazione di così tanti sognatori erranti tra le parole. A dare spazio e tempo a questo stato di grazia è servito il doppio evento del 7 e l’8 febbraio scorsi. L'associazione ha scelto infatti di entrare nel romanzo con una doppia chiave di lettura e due distinti momenti di coinvolgimento. Nella sera di sabato 7 il Club ha assistito alla proiezione di “Le nostre anime di notte”, il film del 2017 del regista indiano Ritesh Batra con Robert Redford e Jane Fonda a interpretare Louis e Addie, i due protagonisti del romanzo di Haruf, discusso invece domenica 8. Quale atmosfera, quanto desiderio di portare l’anima all’interno del cerchio di lettura si avverte nella serata dedicata alla discussione. I libri stretti tra le mani, sfogliati, sottolineati, puntati con segnalibro e fogli e l’aria di casa di Spazio Novecento sono l’atmosfera perfetta: il cerchio di lettura si schiude come un soffione delicato dove occhi e parole si sollevano e disegnano una magia ogni volta nuova. Ancora una volta sono più di trenta i partecipanti alla discussione, anche di più quelli presenti alla proiezione del film. La delicata storia di complicità, di intimità e dolcezza imbastita da Kent Haruf è stata una carezza per i lettori. E delicate e profonde sono state le tantissime riflessioni condivise nelle oltre due ore di incontro. La solitudine della parte matura della vita dei due settantenni protagonisti ci fa scoprire e poi sconvolge le vicende quotidiane del libro. Dalle silenziose vite delle case vuote di Addie e Louis rinasce l’idea di poter ancora dare alla propria esistenza un nuovo spirito, una impronta inattesa, un ventaglio di possibilità insperate. L’intero universo che orbita attorno alle vite dei protagonisti cambia con la scelta di coraggio che parte - sono concordi i lettori - dal personaggio femminile del libro, una donna forte e determinata che spezza un circuito di sonnecchiosa e tagliente solitudine per cercare nel vicino vedovo quell’anima altrettanto matura e solitaria con cui trascorrere il tempo delle notti. E le notti si riempiono di vita, di ricordi, di confidenze, di gesti complici e consapevoli, mai eclatanti, mai esasperati dal fervore dei giovani, dal giudizio della comunità, dalle riduzioni semplicistiche degli sconosciuti. I lettori seguono con accorata partecipazione i viaggi di Addie e Louis, nella desolata provincia americana del Colorado che tanto bene Haruf tratteggia nei suoi romanzi. Ed eccoli i lettori seduti sul sedile posteriore dell’auto con i protagonisti, eccoli nell’ombra gentile che la calda luce della lampada disegna nella camera da letto di Addie, eccoli a sentire l’acqua del ruscello lambire le caviglie, mentre i due protagonisti trascorrono la giornata al fiume. E sono tra gli spazi bianchi che l’autore lascia aperti, privandosi di tutti i punti di interpunzione. Così sentimenti, vicende, tempo ed eventi sono liberi dai vincoli del testo e dalle convenzioni, dai pregiudizi. E il lettore sente questa libertà e la ama, ama questa sensazione di pienezza, di gentile respiro che arriva da personaggi compiuti che possono anelare alla purezza senza architetture perché sanno di averla conquistata nei primi 70 anni di vita. Anche il confronto tra il linguaggio cinematografico e quello letterario è terreno fertile per le riflessioni dei lettori che hanno saputo delineare un’analisi attenta e ricca di dettagli e differenze, discutendo motivazioni e scelte autoriali. E il tempo trascorso insieme sembra sempre poco, le cose da dire sempre tante. Il libro è una leva per sollevare al centro del dibattito diverse esperienze personali dei lettori, da quelle che confermano la difficoltà di vivere situazioni di solitudine a quelle che raccontano quanto sia bello costruire rapporti di fiducia e rispetto partendo dalla scelta di “scegliersi” e darsi uno spazio che abbia l’anima come obiettivo. “Le nostre anime di notte” è riuscito a conquistare i diversi spiriti e le diverse generazioni che animano il Club. Dopotutto non è forse universale, come ci dice già Dostoevskij ne “Le notti bianche” attraversare la notte e farne il posto preferito dalle anime? Il finale conta meno di altre volte: è il prima, è l’attraversare a rendere unico il tempo narrato. Un po’ della nostra anima resta qui resta tra queste pagine, con le anime di notte. Il Club ha scelto il libro a cui verrà dedicato il prossimo incontro previsto in aprile: sarà “Luce d’agosto” di William Faulkner a occupare ancora le passioni dei nostri lettori, già pronti a perdersi in una nuova storia.

 Veronica Turiello

Le foto