Piano B: Il tempo di tornare a casa
19 dicembre 2025
Piano B discute "C’è lo zucchero a velo dei dolci natalizi sulle dita che leggono a dicembre mentre il riverbero delle lucine degli alberi di Natale è la luce perfetta per la lettura dell’ultimo libro scelto da lettrici e lettori di Piano B. All’incontro di venerdì 19 dicembre a Spazio Novecento c’è, invisibile, un personaggio speciale che si sposta di sedia in sedia, di bocca in bocca e occupa la scena. Il grande coniglio con gli occhi rossi de “Il tempo di tornare a casa”, romanzo di Matteo Bussola, è un protagonista importante della discussione. Con una specie di prudenza che ci contraddistingue disponiamo un numero contenuto di sedie in cerchio attorno ai tavoli dell’accogliente spazio culturale, ospiti ancora una volta dei ragazzi dell’Associazione Ci Provo e della Parrocchia. Sono giorni convulsi, quelli che ci avvicinano al Natale. Diversi sono gli appuntamenti nella comunità e pensiamo non sia facile raggiungerci. E invece come accade per ogni incontro, la porta si apre più e più volte e il cerchio di lettura si allarga, fa posto a nuove dita avide di pagine e di storie, a nuovi occhi ricolmi di emozioni da voler condividere in questo spazio che mantiene il suo tono di confidenza e intimità anche a fronte del numero sempre generoso di partecipanti. Ci sono i lettori presenti dal primo giorno e ci raggiungono nuovi lettori, nuovi volti ricchi di sensibilità che amiamo scoprire nel corso degli incontri. Ad accompagnare i lettori tra le storie raccolte nel libro di Bussola ci sono stavolta Veronica e Celeste che hanno scelto di preparare insieme l’incontro. Attraverso una serie di parolemappa i lettori si sono addentrati nelle vicende, scoprendone ogni aspetto e dettaglio. La costruzione dei personaggi, il loro tratteggio e il modo in cui ogni personaggio si è relazionato con gli altri, con l’ambiente e con la propria realtà hanno portato i lettori a un’analisi profonda e accurata di dinamiche, tematiche e sentimenti. Per chiara scelta delle due moderatrici, l’aspetto letterario e immaginifico si è legato a quello psicologico e ha mostrato un ventaglio completo di spunti di riflessione che hanno fatto da pungolo per la partecipazione del circolo. Il quadro delle relazioni tra i personaggi e le storie è diventato un quadro limpido e illuminato. Il romanzo è stato apprezzato anche nella forma peculiare scelta dall’autore che raccoglie una serie di piccoli racconti autoconclusivi tutti legati tra loro e allo spazio-non spazio di un’anonima stazione ferroviaria del Nord Italia. L’incontro, lo sfiorarsi, l’idea di sguardo o di indifferenza, il saper vedere l’altro e riconoscerne il più piccolo dolore sono stati aspetti che i lettori hanno portato nelle loro testimonianze. Su tutto e in ogni pagina c’è l’amore, quello forte, quello che non si perde neanche nei momenti di difficoltà, di attrito tra le persone, di attesa o di sconforto. Fa da motore delle storie: è l’amore a portare sempre a casa ogni persona. Lì dove certamente c’è qualcuno, una famiglia, un affetto, un pensiero che ti ama ed è “casa”. Ai lettori, ormai sempre più abili nel traslare le emozioni legate alla lettura in quelle vissute nel proprio percorso privato, è sembrato naturale definirsi attraverso le emozioni condivise con alcuni dei personaggi. I concetti di viaggio e incontro sono stati condivisi da molti lettori che hanno voluto raccontare il loro tempo di storie vissute in stazione, all’interno di un vagone di un treno o sulla banchina, nell’attesa dell’arrivo del proprio convoglio. In questo scendere in profondità nel proprio vissuto e nella scelta di donarlo al gruppo c’è la parte che più amiamo dell’esperienza che Filemone sta facendo con Piano B. Così le tre buste della spesa della signora seduta nella sala d’aspetto del romanzo sono il peso del mondo che taglia, che si dice indifferente e volta le spalle, che non mostra interesse, che non si chiede “dove sei, quando torni, come stai”. E la consapevolezza di esistere a prescindere dalla considerazione degli altri è un successo doloroso. Ma è un successo tutto personale. C’è lo scontro tra generazioni che faticano a trovare un linguaggio condiviso e un percorso di reciproca comprensione e c’è una risoluzione gentile, una scelta di accettazione che arriva con un sorriso. Oppure con un ombrello condiviso nel bel mezzo di un prepotente temporale. C’è il tremare davanti alla vita, c’è l’idea che la vita non abbia più un treno su cui salire o una direzione in cui andare. C’è il giudizio del mondo che pesa attraverso canoni e pregiudizi e c’è il tempo per spezzarli tutti e ricredersi, all’improvviso, avendo tutto chiaro davanti agli occhi. Scegliersi ancora, ritrovarsi, farsi casa per l’altro è l’inizio di un tempo nuovo. Quello per “tornare a casa”. A contenere tutte le storie c’è lo scrittore, forse l’autore stesso, che vaga tra l’edicola, il bar, la sala d’aspetto e i binari con un divertente berretto giallo e uno zainetto infantile. È lui che si imbatte per caso (o forse no...) in tutte le vite che il romanzo accoglie. A lui è consegnato l’epilogo. L’idea che amore sia la direzione che porta a casa. Casa è la parola che lettrici e lettori hanno amato molto in questa discussione. Casa è stato questo ennesimo ritrovarsi in una sera di dicembre, seduti in cerchio per portare un pezzo di sé sapendo che troverà rifugio, troverà casa, nel cuore di chi ascolta. Il Club si ritroverà il prossimo 7 febbraio per discutere di “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf. Febbraio è un mese importante per Piano B che quest’anno celebra il suo secondo anno di attività. A lettrici e lettori che continuano a rendere questo spazio così benefico e intenso va tutta la gratitudine dell’Associazione. Al prossimo libro.
Veronica Turiello
COS’È CASA - Uno dei primi compiti in classe delle superiori titolava “Lentamente il treno si allontanava dalla stazione anch'io avrei abbandonato tutto e tutti ma...” Cosa ci trattiene? Le radici, l’abitudine o forse la convinzione che non è un “luogo” a farci stare bene ma che tutto dipenda da noi. Siamo noi a decidere se vogliamo passare la nostra vita ad aspettare o se vogliamo alzarci e decidere che è ORA. L'ora di non ingannare il tempo ma di fermarsi ad assaporare, respirare e ascoltare soprattutto se stessi. L’ora per non essere più INVISIBILI come LaMarta, che per il marito è diventata parte del mobilio e che non osa chiedere e nemmeno immagina più di quello che vive ogni giorno. L’ora per non sentirsi più INUTILI come Davide, convinto che il padre dovrebbe amarlo anche quando cade, fallisce e perde, invece di farlo sentire sbagliato; l’ora per non essere più SPAVENTATI come Guido che riesce finalmente a dire al proprio figlio “Torniamo a casa”. Dobbiamo solo cercare di credere in noi stessi ma soprattutto credere nei nostri sogni, come Francesco che riesce ad uscire con Riccardo sotto “quell’ombrello piccolo, ma grande a sufficienza” Dobbiamo solo capire che seppure ci sarà sempre un treno da prendere (scelta, decisione) saremo sempre in tempo a TORNARE A CASA, a tornare verso noi stessi perché la mia CASA sono io.
Angela Goglia
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