Come il vento tra i mandorli
29 novembre 2025
Piano B discute "I bellesi non sono mai stati indifferenti alla guerra tra Palestina e Israele ma, sabato 29 novembre, i partecipanti del Club del libro hanno scelto di astenersi dal giudizio per sedersi ed ascoltare proprio come avrebbe fatto Baba. Ci siamo seduti in un luogo che, ormai, consideriamo anche un po' casa: Spazio Novecento, un polo culturale che ci permette di coltivare sapienza e connessioni. Il protagonista della serata è stato il libro “Come il vento tra i mandorli” di Michelle Cohen Corasanti. “I semi di questa storia furono piantati più di vent'anni fa” scrive l'autrice alla fine del libro. Era una ragazzina in cerca di leggerezza, libertà e divertimento; ma questo desiderio è stato ostacolato dalla scelta dei genitori di mandarla in Israele, dove, si sarebbe scontrata con una realtà cruda, spaventosa e incerta. Una realtà inizialmente dimenticata per quanto sofferta ma, successivamente, narrata tra le pagine di questo libro. Il turbamento e la disperazione visti dall’autrice arrivano, a noi lettori, senza riguardi fin dalle prime pagine quando Amal, la sorella minore del protagonista, esplode in un campo minato rincorrendo una farfalla. Ci troviamo in Palestina, metà degli anni Cinquanta. Mentre il conflitto arabo-israeliano prosegue, Ichmad, un ragazzino di dodici anni con un talento non comune per la matematica, scopre la violenza e il terrore cui è costretta la sua famiglia e, in generale, tutti i palestinesi. “Avete trenta minuti per radunare le vostre cose,” dichiara un soldato israeliano a Baba, padre di Ichmad, il quale prega ed implora senza essere ascoltato. E con gli occhi umidi e lucidi passa un braccio sulle spalle di Mama, sua moglie e madre del protagonista e dice “Una nuova avventura” come ad affievolire quella fiamma di rabbia e disperazione accesa nei volti di tutti i componenti della famiglia. È questo che rappresenta Baba: un respiro, un soffio in grado di calmare e confortare. Ma le difficoltà per questa famiglia non si esauriscono nella perdita della propria casa e continuano con la carcerazione di Baba per quattordici lunghi anni. Ichmad si trova, quindi, a dover assumere il ruolo di capofamiglia con tutto il peso della responsabilità che questo comporta. Niente è rimasto loro se non una capanna di mattoni di fango e un mandorlo che rappresenta il testimone, “Shahida”. Testimone di una serie di ingiustizie e di disgrazie ma anche di vittorie e di conquiste: tra le più grandi quella di Ichmad di aver trovato il proprio posto nel mondo tra i banchi dell’università e accanto ad un uomo di nome Sharon. Il professor Sharon ci ha messi tutti a dura prova perché ci ha obbligati a restare quando l’istinto era quello di scappare o di lottare. E, invece, siamo stati proprio come ha fatto Ichmad sotto consiglio di Baba: senza giudizio. “Come il vento tra i mandorli” è stato un libro per cui abbiamo provato le emozioni più disparate le quali possono essere riassunte nell’analisi del titolo: cosa rappresenta il vento e cosa i mandorli? Il vento rappresenta le forze esterne incontrollabili: il conflitto, l'occupazione militare, le decisioni politiche internazionali, la violenza improvvisa. Sono forze che possono sradicare, distruggere e disperdere. I mandorli, d’altro canto, sono la famiglia, la terra, la cultura palestinese e, soprattutto, la resilienza. Anche se scossi e spezzati dal vento, le radici rimangono. La capacità di rifiorire ogni primavera, nonostante tutto, è il simbolo della speranza che Ichmad e la sua famiglia non perdono mai. Il libro è un vero e proprio inno alla capacità umana di resistere alle tempeste.
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