Un autore per Piano B
16 maggio 2026
Dal libro al Dialogo: a Bella l’autore Enrico Trevisiol
Dove si trovano le storie prima di raggiungere la penna degli scrittori? C’è un posto in cui Pietro, protagonista di “Un eroe dei nostri tempi” di Enrico Trevisiol incontra ad esempio un certo Arturo, che di cognome fa Bandini e Aspetta Primavera? Immagino questi momenti mentre ripongo il libro di Enrico accanto ai Fante della mia libreria, pensando che forse Pietro e Arturo si conoscano già. È uno di casa, Pietro, ed è sembrato uno di casa Enrico Trevisiol, ospite eccezionale del nostro Club del Libro, Piano B, che sabato 16 maggio si è riunito per l’evento “Dal libro al dialogo” per discutere del suo libro tra gli scaffali della Biblioteca dell’Istituto Comprensivo bellese. L’evento che ha portato Enrico a Bella nasce da una proposta della presidente Maura Cella e dell’Associazione Ci Provo, da sempre destinatari di una corrispondenza che Filemone ama e a cui sempre replica con passione. La manifestazione ha coinvolto anche l’Amministrazione Comunale e in modo particolare l’Assessora alla Cultura, Angela Carlucci, che ha sostenuto con entusiasmo l’iniziativa. C’è un eroe del quotidiano al centro della storia di Trevisiol e sono piccoli eroi del quotidiano i lettori che scelgono di dedicare una parte del proprio tempo nel dare un posto e uno spazio a chi racconta il mondo attraverso la letteratura. La presenza di Enrico ha regalato al Club un’esperienza nuova e speciale che ha reso autentica e indimenticabile la passeggiata nei boschi narrativi del suo romanzo. La folta partecipazione di lettrici e lettori di Piano B e di Ci Provo ha fatto il resto.
La nostra Angela (Goglia) dice del libro: “Enrico Trevisiol ha dichiarato di non aver voluto scrivere un racconto generazionale ma si è reso conto dopo la pubblicazione che di fatto lo è. La generazione in questione è quella del protagonista, Pietro: un trentenne tormentato da interrogativi sulla sua vita. L’incertezza dei giovani di oggi sul futuro o sul mutuo non è solo economica. Riguarda la fragilità dei legami, la difficoltà di scegliere e la paura di ferire o essere feriti. Pietro dice: «Secondo mio padre nella vita non lo sai mai se stai facendo la cosa giusta e la paura è normale, meno male che c’è anzi». Su questo, lo psichiatra Paolo Crepet dice: «Non ci resta quindi che fidarci delle nostre incertezze». Forse noi genitori di questi adulti “non riconosciuti” tendiamo a proteggerli da ogni difficoltà. Ci sostituiamo a loro e, così facendo, li rendiamo insicuri. Non a caso Crepet ha definito i genitori di oggi come ‘i peggiori della storia’, iperprotettivi e poco autorevoli”.
Il romanzo volta le spalle all’idea del mito classico, all’eroe che compie imprese eccezionali per eternarsi e che conserva la sua goccia di sangue divino. Pietro è l’eroe moderno che indossa la sua umanità come armatura, sfida l’interrogativo perenne sui valori su cui investire, arranca tra gli spazi piccoli che diventano troppo stretti all’improvviso e sono malinconiche mancanze per un tempo di vita pieno di persone, di dinamiche, di ruoli e di sentimenti sopiti. Su questo piano inclinato è in bilico e qui cerca di costruire il proprio spazio e il proprio posto nel mondo. Pietro non si candida a scrivere pagine di vita che sono manifesti roboanti: scrive domande a cui spesso non sa dare risposta; si ferma con le gambe molli sul divano di casa immaginando che tutti gli altri stiano correndo, con le loro risposte chiare e un posto già definitivo nel mondo. Ma davvero è così? Da lettori, eroi del quotidiano che vivono la giornata, somigliamo molto a questo eroe nato da un lavoro redatto per la prova di una scuola di scrittura e che ha incontrato il favore della giovane e intraprendente Accento Edizioni. Con un linguaggio liquido, informale, ricco di elementi presi a piene mani dal parlato, la storia segue il flusso di coscienza del protagonista e ci porta nella sua vita di copywriter di giorno per l’agenzia di comunicazione Pera Agency e di parcheggiatore di notte per il California, la discoteca del paese. Nella vita di Pietro c’è l’amore, con i suoi chiaroscuri, con i fraintendimenti, con i confronti e le aspettative sempre riscritte. Ci sono tappe sentite come piccole o grandi imposizioni sociali che si rivelano anche problematiche sentite e condivise, dall’acquisto della casa al mantenimento del posto di lavoro, dalla scelta di dedicare del tempo ad attività di volontariato a quella di saper gestire i rapporti con amici, datori di lavoro e famiglia. Pure attraversando con passo incerto rapporti e situazioni, Pietro riuscirà a salvare l’amore, a disegnare il proprio futuro, a guardare ai giardini dei vicini con l’idea di poter mettere ogni cosa in discussione. Chissà, forse lo farà! Non devono per forza essere così marcati i bordi di un disegno, se alla fine raccontano una felicità. Se per chi li disegna sono un traguardo.
“Infatti - riprende la nostra lettrice Angela nelle sue riflessioni sul libro - non è mai stato facile essere genitori, così come non è mai stato facile essere figli. Lo dice chiaramente il padre a Pietro: «Anche per me non è stato facile poi persino crescere con i tuoi nonni». Anche noi abbiamo avuto i nostri dubbi, e li abbiamo ancora oggi. Come Pietro continuiamo a chiederci: «Mi sbaglio? Cos’è che devo fare, qualcuno me lo può dire?». Forse, in fondo, le certezze ce le dà solo lo scorrere del tempo. Gli anziani della balera hanno un passato solido a cui aggrapparsi, mentre a noi e ai nostri figli tocca ancora camminare nel dubbio. Proprio per questo ogni essere umano è un eroe nel vivere la propria vita”.
Calvino scrive: “Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”. L’idea di inadeguatezza che raggiunge spesso le giovani generazioni è il sentimento universale per eccellenza che si muove in questo romanzo ma anche nella letteratura che ha guardato ai giovani e alla loro realtà. Pietro non è poi così lontano da Arturo Bandini. Seduti a raccontare la nostra storia, seduti tra loro, ci siamo anche noi. Grazie a Enrico Trevisiol per aver portato Pietro alla soglia delle nostre vite e per aver condiviso il suo tempo di domande e conquiste piccole ma salde. Grazie per l’accoglienza che ha riservato alle nostre riflessioni e per la familiarità che ha indossato con naturalezza e semplicità. Sa che questa, per lui, è già casa. Al prossimo libro, alla prossima storia.
Veronica Turiello
Le foto