Leggendo "Non è un paese per vecchi"
27 settembre 2026
Le serate trascorse insieme a lettrici e lettori di Piano B, il nostro Club del Libro, sono diventate una ricompensa dolcissima per Filemone. Al termine di ogni evento, quando le luci si spengono, ci troviamo a commentare con il sorriso sulle labbra il tempo dedicato al circolo di lettura. Amiamo sempre di più questo progetto tra gli ultimi nati in casa Filemone, il più piccino con i suoi quasi tre anni di attività. La sua forza aggregante e la sua capacità di dare parola, incentivando lo sviluppo di uno spazio critico che dia importanza a tutte le voci attraverso la lettura, lo rendono il più potente tra i mezzi di indagine del mondo. Resta una conquista che ci godiamo appieno. Nella serata di domenica 27 settembre, ospiti dell’Oratorio San Giovanni Bosco, abbiamo percorso le strade dell'America degli anni ‘80 di Cormac McCarthy e del suo Non è un paese per vecchi, scoprendo quanto la violenza irrazionale e gratuita del tempo, così splendidamente resa dall'autore, sia stata una visione anticipatoria della contemporaneità che oggi descrive l’America, i suoi complessi mondi sociali e la politica. Lettrici e lettori hanno portato al Club un contributo di pensieri e riflessioni così importanti da farci ripetere con orgoglio quanto siano fondamentali i luoghi di confronto, di costruzione del pensiero critico e di esercizio della parola. La nostra è diventata una piccola ma travolgente comunità di lettori che ringraziamo, perché attestano con la loro presenza militante il nostro impegno associativo e il suo intento di cura del tempo comunitario, oltre alla salvaguardia dello spazio vitale ed espressivo di ognuno attraverso la parola. Sono stati molti gli spunti di riflessione offerti al circolo di lettura. Il libro ha suscitato un notevole interesse, superando anche l’iniziale rifiuto per le espressioni e le modalità di racconto scelte dall’autore, apparse a tratti inutilmente violente. Eppure – hanno infine decretato i lettori – anche gli aspetti più tecnici, come il lungo elenco di calibri di armi e la descrizione minuziosa degli atti violenti, diventano indispensabili. E alla fine l’esperienza convince. Cormac McCarthy non inventa nulla sulla violenza umana né la esaspera senza motivo: semplicemente la rende limpida e la traduce nelle sue dinamiche narrative con l’incredibile talento artistico e l’inconfondibile marca distintiva della sua penna. A cosa serve, infatti, edulcorare le storie quando spesso la letteratura può solo contenerle e salvarle, anche nella loro crudezza, allo scopo di consentirci di capire e di imparare? Non si disimpara l’empatia mentre si costruisce una enciclopedia di immagini che rendono in modo filmico il modo in cui il male segue l’uomo. O è il contrario? Il circolo ha delineato le sfere d’azione del romanzo: i personaggi di McCarthy si muovono attraverso il male che è incarnato dall’universo maschile nella storia vissuta da tre uomini diversi, agli antipodi nel vivere l’idea di giustizia, eppure tutti coerenti nella loro condotta. C’è lo sceriffo Ed Tom Bell, nostalgico uomo di legge che rappresenta una utopica e ben delineata idea di giusto e sbagliato e prova a fare della sua vita un esempio di dovere civico e protezione dei giusti. Ed Tom diventa una figura apprezzata dal club, che lo individua come protagonista e voce narrante del romanzo. Il veterano Llewelyn Moss è invece una figura controversa per i lettori, poiché intraprende una consapevole eppure inspiegabile discesa negli inferi sfidando i cartelli della droga, a cui ruba una gigantesca borsa di soldi decretando così, in una corsa a perdifiato sulle strade d’America, la sua fine e quella di tutti coloro che orbitano attorno alla sua vita. E questo è il romanzo di una delle più implacabili istituzioni del male: Anton Chigurh, il sicario per antonomasia, psicopatico e devoto al suo personale codice di condotta violenta. Un personaggio così inumano da farci chiedere – concordano i lettori – se non sia proprio questa l’immagine più fedele dell’essere umano di oggi. C’è poi un universo femminile che sa conservare speranza e splendore anche tra le macerie degli eventi più dolorosi. Loretta Bell, moglie e compagna dello sceriffo, è la sua anima intinta di candore. A lettrici e lettori è piaciuta molto: saggia, concreta e ironica com’è, la signora Bell riallinea Ed Tom quando l’eccesso di brutture sembra metterlo fuori strada. Con lei Ed Tom va via dalle pagine verso un futuro che non sarà riservato agli altri personaggi. Anche la giovane Carla Jean Moss, moglie di Llewelyn, diverrà un punto incolpevole e una vittima inutile sulla lista del sicario. Lo scollamento tra le azioni del sicario e la logica dei nostri lettori è forte, e i temi scelti dall’autore per raccontare gli anni Ottanta sembrano più che mai attuali. Il circolo di lettura ha ricostruito le dinamiche controverse di un Paese, l’America, in cui il ruolo delle armi è centrale, le sacche di povertà sono estese e debilitanti e la violenza è un aspetto naturale della quotidianità. I simboli del mondo rurale – come le grate per il bestiame, i tramonti e i silenzi del deserto senza confini – sono cimeli di un tempo che cerca di trattenere questo Texas nel passato, mentre ha già ceduto la sua parte più autentica alla modernità. La dolcezza dei sogni di Ed Tom conserva la sua spiritualità e il suo rapporto con quel passato forte che non c’è più. In questo spazio mistico la figura del vecchio padre e della figlia scomparsa sono uno spazio di riconciliazione privato che lo salvano spiritualmente dal mondo che lo circonda e dagli episodi del passato che hanno minato la sua integrità. Avrà tempo per assolversi. Questo seme di speranza che l’autore lascia tra le ultime pagine è una goccia d’acqua attesa dopo tanto sale. Intanto Piano B ha già un nuovo libro sul comodino e invita tutti a leggere con Filemone Le figlie del mare di Mary Lynn Bracht. Un nuovo viaggio, un nuovo invito a leggersi dentro, sfogliando il prossimo libro. Buona lettura.
Veronica Turiello
Le foto